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Resto al Sud: le agevolazioni in favore del Mezzogiorno

La misura è rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che presentino i seguenti requisiti: a) siano residenti in una delle seguenti regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) al momento della presentazione della domanda o vi trasferiscano la residenza entro 60 giorni dalla comunicazione del positivo esito dell’istruttoria; b) non risultino già beneficiari, nell’ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità.

L’incentivo offre ai giovani meridionali che non dispongano di mezzi propri per avviare un’attività propria – nell’ambito della produzione di beni nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’industria ovvero relativa alla fornitura di servizi – una dotazione finanziaria massima di 40.000 euro.

I finanziamenti concessi al richiedente sono così articolati:

1. il 35% a fondo perduto, a copertura dell’intero investimento e del capitale circolante;

2. il 65% sotto forma di prestito a tasso zero, concesso da Istituti di credito.

Rientrano nel progetto “Resto al Sud”, e di conseguenza nella possibilità di chiedere i predetti incentivi: le attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato, agricolo e dell’industria, ovvero relativi alla fornitura di servizi. Mentre restano escluse dal finanziamento le attività libero professionali e del commercio (ad eccezione della vendita dei beni prodotti nell’attività di impresa).

I soggetti interessati possono presentare istanza d’accesso alla misura, corredata da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, attraverso una piattaforma dedicata sul sito istituzionale dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia, che opera come soggetto gestore della misura, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, amministrazione titolare della misura, con le modalità stabilite da apposita convenzione.

 dott. Tito Papa

Bollette, da 2018 stop a mercato tutelato. Regalo alle aziende energetiche? Iniziamo a metterci insieme per acquistarla ad un prezzo competitivo.

Con l’addio alle tariffe fissate dall’authority, secondo noi di Tuttoconsumo, i costi aumenteranno. I reclami dimostrano che sul mercato libero sono ancora frequenti pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevoli e lentezze nel passaggio da un operatore all’altro. Via all’azione calmierante dell’Acquirente unico, che consente anche ai clienti tutelati la partecipazione al mercato all’ingrosso a prezzi concorrenziali. Per questo dobbiamo metterci insieme per aver maggior potere d’acquisto e difenderci dalle speculazioni. Oggi il mercato di luce e gas è insidioso. I prezzi sono tra i più alti d’Europa, le bollette sono offuscate e non è chiaro cosa si stia pagando, c’è poca trasparenza nelle offerte, poca concorrenza e sono frequenti le pratiche commerciali scorrette, allora, non perdiamo questa occasione, mettersi insieme per essere più forti, basta compilare il form per diventare soci. Forza, uniti si vince.

Dal primo gennaio 2017, l’Autorità ha previsto un aumento del 30% del bonus sociale, per famiglie in condizione di disagio economico.

Il bonus sociale è un’agevolazione che l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha stabilito per le famiglie in condizioni di disagio economico, per le famiglie numerose e per coloro che soffrono di malattie, che li obbliga a rimanere collegati a macchinari elettromedicali. Possono richiedere il bonus i clienti residenziali, intestatari di un contratto di energia e che abbiano tutte le caratteristiche necessarie, per rientrare nella categoria di disagio economico o fisico. Hanno la possibilità di richiedere questo aiuto economico i clienti che hanno un contratto attivo. Il bonus, come strumento di sostegno alle famiglie disagiate, è stato introdotto dal Governo con il DM 28/12/2007 e reso operativo dall’Autorità, in collaborazione con i Comuni. Dal primo gennaio 2017, con il decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 29 dicembre 2016, è entrata in vigore la riforma del bonus elettrico e del gas, che prevede lo sconto fino al 30% sulla bolletta e l’aumento della soglia di reddito ISEE. Se da un lato aumenta il valore del bonus dall’altro aumenta anche la soglia di reddito per l’accesso al bonus stesso, che passa da 7.500 € a 8.107,50€. L’aumento della soglia di reddito vale solo per famiglie con meno di 3 figli a carico, poiché per i nuclei con più di 3 figli il limite resta invariato e fissato ad un massimo di 20.000€ annui. Lo sconto verrà erogato attraverso una riduzione applicata sulle bollette nei 12 mesi successivi a quello della domanda.

Naspi più lunga per i lavoratori stagionali

Incremento di un mese della Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego ai lavoratori del settore turismo e degli stabilimenti termali. La “proroga” spetta a condizione che il lavoratore abbia diritto ad almeno 12 settimane di prestazione.

Le novità del decreto legislativo che inquadra il Jobs Act 2

Nuova procedura di comunicazione preventiva dei voucher per il lavoro accessorio; introduzione di misure in materia di ammortizzatori sociali, ordinari e in deroga; incremento della Naspi a favore dei lavoratori stagionali; inasprimento delle sanzioni per mancata osservanza della disciplina del collocamento obbligatorio dei disabili.

Part time con anticipo della pensione

Dal mese di giugno 2015, i lavoratori possono sottoscrivere un accordo con il datore di lavoro per trasformare il contratto di lavoro da tempo pieno indeterminato, a tempo parziale indeterminato. In busta paga il lavoratore otterrà i contributi non versati all’Inps dal datore di lavoro. Questa misura premia i lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia che hanno maturato i requisiti minimi contributivi e di età. La precedente norma stabiliva che solo i lavoratori del settore privato potevano accedere alla trasformazione ma con la legge di conversione del decreto Milleproroghe, sono stati compresi i lavoratori del pubblico impiego. Per ottenere la trasformazione, oltre all’accordo del datore di lavoro, il lavoratore deve essere titolare di un contratto di lavoro a tempo pieno indeterminato e raggiungere i requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia entro il 2018.

ASDI Prosegue la sperimentazione

Con un recente decreto, il Ministero del Lavoro ha stabilito la prosecuzione della sperimentazione dell’assegno di disoccupazione, nei limiti delle risorse disponibili, anche nei confronti dei lavoratori che hanno beneficiato o bene- ficieranno entro il 2016, della NASpI per la sua durata massima. L’Asdi è una provvidenza economica che può essere ottenuta dai lavoratori dipendenti che hanno esaurito l’intera durata della Naspi e che si trovano ancora in stato di disoccupazione. Si tratta di un intervento assistenziale in quanto non dipende dal versamento dei contributi e che mira a tutelare, seppur in maniera modesta, i disoccupati ultra55enni o nuclei familiari con minori a carico in condizione di bisogno economico. Questi soggetti devono essere in possesso di un Isee pari o inferiore a _ 5mila. La domanda deve essere presentata, a pena di decadenza, entro 30 giorni dal termine della fruizione della Naspi.

Il rimborso del car sharing non concorre alla formazione del reddito

I tempi cambiano e l’agenzia delle entrate con un’ultima circolare si adegua: le somme rimborsate dal datore di lavoro per il servizio di Car Sharing, non concorrono alla formazione del reddito del lavoratore dipendente. Rimane ferma l’esigenza che la trasferta sia all’interno dello stesso comune in cui si trova la sede di lavoro. La fattura emessa dalla società di Car Sharing può essere intestata al lavoratore o al datore di lavoro, in quanto equiparabili a quelle per taxi e mezzi pubblici.